Referendum costituzionale

Il referendum sul taglio dei parlamentari sarà il quarto referendum costituzionale nella storia d’Italia. Ma che cos’è di preciso un referendum costituzionale? Disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione, un referendum costituzionale si differenzia rispetto a quello abrogativo perché non prevede un quorum per poter essere considerato valido. Non è necessario, insomma, che vada a votare il 50 per cento più uno degli elettori che ne hanno diritto. In altre parole, l’esito di un referendum costituzionale è sempre valido. Di conseguenza, a prescindere dal numero di persone che si recheranno ai seggi, qualora la maggioranza dei voti validi fosse contro la riforma per il taglio dei parlamentari quest’ultima non entrerebbe in vigore.

Come si richiede un referendum costituzionale

Il referendum sul taglio dei parlamentari si farà perché sono state raccolte le firme di almeno un quinto dei senatori. Questa, però, è solo una delle quattro modalità tramite le quali un referendum costituzionale può essere richiesto. Le altre tre consistono: nella raccolta di firme di almeno un quinto dei deputati; nella raccolta di firme di almeno 500mila elettori; nella presentazione di una richiesta ad hoc di almeno 5 consigli regionali.

Quanti referendum esistono

La Carta Costituzionale identifica quattro tipi di referendum possibili: quelli abrogativi, che sono i più comuni; quelli di indirizzo; quelli istituzionali; quelli costituzionali. Nella storia della Repubblica Italiana ci sono stati solo un referendum di indirizzo e solo un referendum istituzionale: il primo è stato quello del 18 giugno del 1989 relativo al conferimento del mandato costituente al Parlamento Europeo; il secondo è stato quello celebre del 2 giugno del 1946 con il quale gli italiani sono stati chiamati a scegliere tra la repubblica e la monarchia. Per quel che riguarda i referendum costituzionali, invece, in passato ce ne sono stati già tre, e tutti nella storia recente del nostro Paese.

Referendum costituzionale, i tre precedenti

Il primo referendum costituzionale in Italia si è svolto il 7 ottobre del 2001, ed era quello relativo al Titolo V della Costituzione; il secondo referendum costituzionale è andato in scena 5 anni più tardi, il 25 e il 26 giugno del 2006, e riguardava la Devolution; il terzo referendum costituzionale, infine, è stato quello del 4 dicembre del 2016, dedicato alla riforma costituzionale Renzi-Boschi. Come noto, l’esito negativo per il Presidente del Consiglio Renzi lo ha spinto a dare le dimissioni e a lasciare il governo; e sono molti gli analisti che ritengono che anche il futuro di questo esecutivo sia legato all’esito del referendum che verrà.

Come è andata l’affluenza nelle tre passate occasioni

Nel caso del referendum per la conferma della riforma del Titolo V della Costituzione, l’affluenza fu modesta, di poco superiore al 34 per cento. Nettamente superiore fu quella registrata in occasione del referendum riguardante la riforma costituzionale decisa dal governo Berlusconi: in quel caso si arrivò al 52 per cento. Nel 2016, infine, si è recato alle urne ben il 69 per cento degli aventi diritto. Come detto, però, non è previsto alcun quorum per i referendum costituzionali.