No al taglio dei Parlamentari

La Democrazia rappresentativa italiana

Attacco al Parlamento Italiano

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Il conto alla rovescia è iniziato.

È in atto da anni il tentativo di delegittimare la politica, o meglio il potere legislativo, fino ad arrivare a rendere sempre più debole la democrazia.  Una Nazione confusa e con i valori dai labili confini è più facile da far soccombere. Ora non si parla di guerra vera, quelle con le armi, ma di guerra finanziaria.

Dalla rivoluzione francese, 1789, si sono divisi i 3 sovrani poteri di uno Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario.

Il Parlamento italiano è la sede in cui i rappresentanti del popolo organizzano e dispongono le Leggi che servono per organizzare al meglio la vita di tutti. 

Il Parlamento Italiano, è il frutto di lungo e dibattuto lavoro dei Padri Costituenti. La ratio è stata di calcolare la rappresentatività in base ad un numero di persone ovvero "1 deputato per 80.000 abitanti o per frazione superiore a quarantamila" e "1 senatore per 200.000 abitanti o per frazione superiore a centomila"

Leggi la Costituzione Italiana del 1948 tutti gli articoli e le discussioni dei costituenti.

Nel 1963 si è deciso di dare stabilità al numero dei Parlamentari fissandolo a 630 Deputati e 310 Senatori. Pertanto si è arrivati ad una nuova definizione degli articoli 56 e 57 della Costituzione. Modificati nel 2001 con l'introduzione dei Parlamentari eletti all'estero che però non variano il numero complessivo.

Leggi le modifiche all'articolo 56  - Leggi le modifiche all'articolo 57

 

Davvero il risparmio dello 0,007% può giustificare la diminuzione della rappresentanza del popolo? 

Cosa prevede la riforma

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Taglio dei parlamentari: che cosa prevede la nuova legge (e che cosa cambierà)

| Redazione |
Il taglio del numero di parlamentari in Italia è diventato ufficiale il 12 ottobre del 2019, data in cui in G.U. è stato pubblicato il testo della legge costituzionale in merito: essa prevede che i deputati passini da 630 a 400 e che i senatori elettivi passino da 315 a 200. Sono esclusi da questo numero, quindi, i senatori a vita che sono nominati dal Presidente della Repubblica e gli ex Presidenti della Repubblica che sono senatori di diritto a vita. Attualmente, l’unico ex Presidente della Repubblica ancora in vita è Giorgio Napolitano; gli altri senatori a vita sono Liliana Segre, Carlo Rubbia, Renzo Piano, Elena Cattaneo e Mario Monti.

L’iter della legge

Il testo della legge ha ricevuto l’approvazione del Senato, con la maggioranza assoluta dei componenti di Palazzo Madama in seconda votazione, l’11 luglio del 2019; l’approvazione della Camera dei deputati, sempre in seconda votazione, è arrivata l’8 ottobre del 2019, con la maggioranza dei due terzi. Così sono stati modificati il secondo comma dell’articolo 56 e il secondo comma dell’articolo 57 della Costituzione.

Quanti senatori potranno essere eletti per ogni regione

Il testo, inoltre, interviene sul terzo comma dell’articolo 57, che riguarda il numero di senatori minimo per ogni Regione. Ebbene, esclusi il Molise (che elegge due senatori) e la Valle d’Aosta (che elegge un solo senatore), tutte le altre Regioni eleggono almeno tre senatori; lo stesso dicasi per le Province Autonome di Trento e Bolzano. Anche per i senatori a vita ci sono delle novità: quelli di nomina presidenziale, infatti, possono essere al massimo 5.

Che cosa cambia alle elezioni

Ma quando troveranno concreta applicazione le novità che sono state approvate? Secondo l’articolo 4 della proposta di legge costituzionale, i cambiamenti apportati alle disposizioni degli articoli 56 e 57 della Costituzione saranno applicati dopo la prima cessazione o dopo il primo scioglimento delle Camere seguenti alla data in cui la legge entrerà in vigore, a condizione che siano passati almeno 60 giorni da tale data.

Il referendum popolare

Come ogni legge di revisione della Costituzione, anche quella che determina il taglio del numero dei parlamentari può essere sottoposta a referendum popolare. Ciò può avvenire nel caso in cui un quinto dei membri della Camera dei deputati o del Senato ne faccia richiesta; in alternativa, è sufficiente che la domanda venga presentata da almeno cinque Consigli regionali o da almeno 500mila elettori. Nel caso in cui la legge che viene sottoposta a referendum non sia approvata dalla maggioranza dei voti validi, essa non viene promulgata. Il referendum non può essere concesso nel caso in cui la legge costituzionale che ne è oggetto sia stata approvata sia dalla Camera dei deputati che dal Senato in seconda votazione a maggioranza dei due terzi. Ciò non è avvenuto, come si è visto, nel caso della legge per il taglio dei parlamentari, che al Senato è stata approvata in seconda votazione con la maggioranza assoluta, che consiste nella metà più uno dei componenti.
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Taglio dei parlamentari, il risparmio c’è davvero?

| Redazione |

Ecco i numeri che illustrano se e quanto la riduzione del numero dei parlamentari sarà realmente conveniente

La principale motivazione che ha portato alla decisione di provvedere al taglio dei parlamentari è il risparmio: una battaglia avviata dal Movimento 5 Stelle per la lotta alla cosiddetta Casta che ha sempre rappresentato una delle sue principali istanze. Da quando la riforma è diventata ufficiale, però, diversi enti indipendenti hanno calcolato quale sarà grazie al taglio dei parlamentari il risparmio di cui potranno beneficiare le casse dello Stato: ebbene, i dati sono sorprendenti, poiché la somma di denaro che si potrà recuperare sarà decisamente più bassa rispetto a quella propagandata dal movimento grillino.

Che cosa prevede la legge costituzionale

In breve, la legge costituzionale che è stata approvata in ultima votazione l’8 ottobre del 2019 prevede il taglio di 230 deputati e di 115 senatori, per un totale di 345 parlamentari in meno. Alla Camera si passerà da 630 a 400 deputati, mentre a Palazzo Madama i senatori non saranno più 315 ma 200. Secondo il Blog delle Stelle, con il taglio dei parlamentari il risparmio che si otterrà nel giro di 10 anni sarà pari a 1 miliardo di euro (più o meno 100 milioni ogni anno). Tuttavia, questi numeri sono stati rivisti al ribasso dall’Osservatorio Economico dei Conti Pubblici guidato da Carlo Cottarelli, e sono ritenuti eccessivi anche dal sito italiano di fact-checking Pagella Politica.

Taglio dei parlamentari, il risparmio sarà di poco più di 80 milioni all’anno

Pagella Politica ha preso in considerazione il bilancio della Camera e del Senato del 2018 per verificare le spese che sono state sostenute per il pagamento delle indennità dei deputati e i rimborsi spese a cui gli stessi hanno diritto per l’esercizio del proprio mandato. Ebbene, in un anno la spesa complessiva è stata pari a poco meno di 150 milioni, il che vuol dire che per un singolo deputato sono stati spesi in media 230mila euro.

Ora: 230mila euro per 400 fa circa 92 milioni. Questa, dunque, è la cifra che si spenderà ogni anno per 400 deputati, per un risparmio di poco meno di 53 milioni all’anno. Per quel che riguarda i senatori, invece, la spesa annua per ognuno di loro sfiora i 250mila euro: moltiplicando la cifra per 200, si arriva a 50 milioni di spesa, con un risparmio di poco meno di 29 milioni di euro.

I dati dell’Osservatorio Economico dei Conti Pubblici

Per l’Osservatorio Economico dei Conti Pubblici, in seguito al taglio dei parlamentari il risparmio per le casse dello Stato sarà ancora inferiore, dal momento che esso non va calcolato al lordo dei contributi e delle imposte che i parlamentari versano, ma al netto degli stessi.

Di conseguenza, ogni anno si risparmierebbero 57 milioni di euro, una cifra che rappresenta lo 0.007 per cento del totale della spesa pubblica del nostro Paese.

In pratica, è come se una persona che guadagna 100mila euro all’anno riuscisse a risparmiare 7 euro. Il Movimento 5 Stelle parlava, invece, di 100 milioni annui: come si vede, i dati arrivano quasi a dimezzare quelle promesse.

Tutte le notizie sul referendum

Referendum taglio dei parlamentari

| Redazione |
Il referendum sul taglio dei parlamentari si farà. È stato raggiunto, infatti, il quorum dei senatori necessario per dare il la all’istituzione della consultazione popolare: un quinto del totale, e cioè 64 senatori.

Referendum costituzionale

| Redazione |
Il referendum costituzionale è disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione non prevede un quorum per poter essere considerato valido.

Chi ha votato NO

Su 567 votanti sono stati 553 i favorevoli.

Sono 14 i Deputati che hanno votato per il NO.

Sono:

Fi: Marzia Ferraioli
Misto: Sara Cunial, Veronica Giannone, Carmelo Lo Monte, Fausto Longo, Vittorio Sgarbi, Gloria Vizzini, Silvia Benedetti, Catello Vitiello, Alessandro Fusacchia, Riccardo Magi, Alessandro Colucci, Maurizio Lupi e Renzo Tondo.

E sono 2 gli astenuti: Bruno Tabacci del Misto e la dem Angela Schirò.

In missione: 5 stelle – 4 deputati: (Francesca Businarolo, Federica Dieni, Maria Marzana e Leda Volti)

Non hanno partecipato al voto: Sebastiano Cubeddu, Massimiliano De Toma, Paolo Giuliodori, Stefania Mammì, Roberto Rossini, Micaela Campana, Paolo Gentiloni e Francesca La Marca Nicola Carè e Massimo Ungaro) e poi Rossella Muroni Virginio Caparvi, Luis Di San Martino Lorenzato, Cristian Invernizzi, Donatella Legnaioli, Augusto Marchetti, Carlo Piastra, Tiziana Piccolo e Adolfo Zordan, Salvatore Caiata

Anche il deputato Andrea Colletti risultava in missione, ma è in realtà intervenuto in Aula per esprimere il suo dissenso: “Non posso non votare contro questa riforma”, ha detto. Salvo poi decidere di non partecipare al voto.